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Le sue origini sono antichissime, é stata trovata una sua immagine in una terracotta di tremila anni fa appartenente alla civiltà (Micenea), presente nel nostro paese dalla notte dei tempi. Nel 700 era prediletto dall’aristocrazia di Firenze e a Roma dalle Dame di corte del Quirinale, come pure diffusissimo anche a livello popolare, perciò era facile vederlo sia nelle strade cittadine come nelle fattorie di campagna, accompagnatore inseparabile dei carrettieri in qualsiasi stagione, con neve, ghiaccio o solleone, ottimo guardiano e quando il suo padrone si allontana per una sosta in osteria, non permetteva a nessuno di avvicinarsi al suo carro, neanche per curiosare, altrimenti dava l’allarme abbaiando. Purtroppo, verso il 1965 rischiava l’estinzione; solo cinque soggetti risultavano iscritti al libro genealogico, forse era passato di moda, oppure la gente era attratta dal continuo affluire nel nostro paese di nuove razze estere, specialmente nordiche, così avevano scordato la bellezza e le ottime qualità del nostro VOLPINO ITALIANO. Oggi fortunatamente possiamo dire che la razza é salva e in costante miglioramento.E’ uno dei discendenti degli Spitz europei che esistevano già, nella regione centrale del nostro continente, fin dall’età del bronzo, e i cui scheletri fossili sono ritornati alla luce presso i pali di fondamento delle palafitte (dei villaggi lacustri – dei villaggi lacustri) Così il Volpino risale agli stessi antenati degli Spitz tedeschi, del quale non è un discendente, ma un collaterale (parente). È stato allevato in Italia da tempo immemorabile, e molto amato sia nei palazzi dei signori che nelle casupole dei quartieri popolari, (della gente comune) dove era specialmente apprezzato per il suo istinto di guardia e di vigilanza. È stato il cane di Michelangelo e, nel XVIII° secolo, il compagno infaticabile dei carrettieri della Toscana e del Lazio, sempre pronto a segnalare rumorosamente qualsiasi persona estranea incontrata lungo la strada.

Vittore_carpaccio,_visione_di_sant'agostino_01La testimonianza più antica del Volpino Italiano autoctono risale addirittura al 1502 ed è rappresentata dal dipinto ad olio su tela “La visione di Sant’Agostino”, conservato alla Scuola di San Giorgio a Venezia, opera di Vittore Carpaccio, che ritrae un esemplare in cui si riesce a notare quattro peculiarità secondo lo standard attuale, cioè: testa corta, occhi rotondeggianti, orecchie lunghe, taglia piccola. Lo stesso tipo si ritrova nelle immagini fotografiche dei superbi campioni di colore bianco degli anni ’30 e ’40, ricostituito fedelmente a partire dagli anni ’70, dopo che negli anni ’60 la razza cadde in oblio, rischiando l’estinzione. Il cane di piccola taglia è stato preservato fin dal primo standard dell’ENCI del 1913, che richiedeva l’altezza al garrese ideale 30 cm al massimo. Le successive edizioni dello standard, oltre a distinguere le femmine un po’ più piccole (28 cm al massimo), hanno concesso 3 cm in più ad entrambi i sessi, ma solo come tolleranza.

Aspetto Generale

Spitz di piccola taglia, molto compatto, armonioso, ricoperto di pelo ritto e lungo.

L’aspetto generale ben raccolto ed armonico è dato dalla costruzione inserita nel quadrato e dall’altezza al gomito leggermente superiore alla metà dell’altezza al garrese, che lo fanno un cane agile.

Il mantello a pelo lungo non deve essere “sparato” in quanto leggero, come nella razza affine dello Spitz Tedesco, ma sollevato, come recita lo standard.

Il pelo lungo, vitreo e spesso, per presentarsi sollevato deve necessariamente essere sostenuto da un folto sottopelo. L’altrettanto antica varietà di colore rosso, rimasta a rischio d’estinzione molto più a lungo, ma recuperata all’inizio del Terzo Millennio, deve ovviamente rispondere allo stesso standard della varietà bianca.

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