Cani Corso Antichi
23 agosto 2015
Cenni di Genetica
14 settembre 2015

dott. Flavio Bruno

1. Quali sono i ricordi dei primi cani osservati con l’anziano veterinario?
Per imparare bene nella vita non c’è niente di meglio che avere un maestro appassionato, competente e disinteressato che vive e che ha vissuto in un contesto socio/culturale ottimale e congeniale a quella attività, a quel lavoro e a quella professione. Quando all’epoca si osservavano gli animali, i cani, ecc. si davano dei giudizi concisi, validi e si guardava all’essenziale principalmente alla funzione. Soprattutto per il cane, animale che doveva essere funzionale al massimo livello per la sua e altrui sopravvivenza. I concetti e i parametri fondamentali erano vari. Uno di questi era il carattere. Il cane corso doveva avere un carattere forte e associato ad una ottima struttura fisica senza inutili eccessi.
Questi significava un cane dalla corporatura tale da consentire un buon compromesso tra agilità e potenza, velocità e resistenza. I cani presentavano una taglia dai 60/65 cm per le femmine e da 65 a 70 cm per i maschi con un peso dai
45 ai 70 kg anche se la maggior parte presentava una conformazione ottimale dai 65 cm di h e 50 kg di peso. Successivamente si studiavano anche altre caratteristiche, quando si osservavano i cani corso in azione e al lavoro questi cani presentavano uno sguardo vivo, lavoravano per una finalità per cui erano stati creati e sfruttavano al meglio la propria potenzialità. Si osservava la testa, la taglia, il pelo ma soprattutto lo sguardo perché è l’espressione che caratterizza sempre una razza e che ne da il marchio di fabbrica. Altra singolare qualità era il caratteristico movimento da felino. Ho visto i corsi che gattonavano come i leoni in caccia quando vedevano un pericolo vicino alla mandria delle vacche o delle capre che sorvegliavano.
Prima di sferrare l’attacco si muovevano come felini sempre guardando fisso il pericolo e se il padrone non interveniva in quel momento il cane sarebbe partito.

Le doti morali erano di grande importanza. Il cane corso doveva avere un carattere eccezionale, doveva essere stoico al dolore, presentare una potenza d’attacco impressionante, doveva essere particolarmente adatto alla difesa
personale e ancora un eccellente cane da guardia. Un cane che si dimostra affettuoso e docile con il padrone ma avversario terribile per i nemici, equilibrato e di grande intelligenza facilmente addestrabile a tutte le specialità del cane da lavoro. Il corso è un cane assai affezionato al padrone e al nucleo familiari e all’occorrenza mette a repentaglio la propria vita. Le qualità morfologiche erano relativamente considerate ma sulle doti morali non si transigeva nella maniera più assoluta tanto che il cane corso che non le presentava o ne era carente veniva
eliminato dalla riproduzione.

2. Quali furono i suoi primi approcci con il cane corso?
Uno zio era il proprietario di una delle più grosse osterie di S. Croce di Magliano ed ebbi l’occasione di assistere alle ultime grandi fiere mercati di bestiame. Alla periferia del paese c’era il casale dove nei pressi si radunavano le bestie. Il bestiame rimaneva nelle zone limitrofe del paese perché le fiere duravano tre giorni. Custodi e guardiani feroci di giorno e di notte erano i cani corso. Dopo le fiere i caprai, i porcai, i bovari, i mediatori di bestiame si recavano a bere
all’osteria portando i loro cani. Ognuno raccontava le gesta dei suoi corsi. Fu proprio qui che da ragazzino, avevo circa 10 anni, che incontrai quei cani. Anche i macellai avevano i loro cani da presa perché non vivevano solo della vendita della carne, ma compravano e vendevano bestiame, avevano una propria mandria a guardia della quale c’erano i corsi. Non c’erano i frigoriferi di oggi si macellava quando c’era necessità. Le vacche venivano tenute per la riproduzione e per i latte e ad essere macellati erano i vitelloni. Il corso oltre ad essere utilizzato come cane bovaro aiutava il suo padrone quando doveva portare al macello il bestiame. I vitelloni all’odore del sangue si ribellavano violentemente e li allora interveniva il corso« in presa all’orecchio o al musello del bovino rendendolo in breve nuovamente mansueto. In quest’ambiente sono cresciuto e in quest’ambiente è nato il mio amore e la mia passione per questi cani.

3. Quali ceppi razziali ebbe modo di studiare?
I ceppi razziali che ho studiato da circa un ventennio sono i ceppi che si trovavano nel Molise, in Abruzzo, nel Napoletano, nel Benevento, nel Casertano, i ceppi in capitanata che comprendevano Manfredonia, Foggia e Lucera, S.P. Civitate poi in Basilicata, in Calabria e in Sicilia. Molti cani si ritrovavano nelle zone di confine tra Molise e Campania, tra Molise e Puglia, Campania e Puglia e Puglia e Calabria. Queste zone di confine sono molto importanti perché proprio qui si trovavano corsi tipici e funzionali utilizzati per il lavoro non inquinati da selezioni errate. Molti soggetti di cane corso si trovano e si trovavano anche all’estero, tenuti in purezza e valorizzati dai loro proprietari e forse tramite il cane corso avevano conservato il loro attaccamento alla patria e alle loro tradizioni. Ce ne sono in America, Canada, Tunisia, ecc. Le zone dell’Italia meridionale sono state zone di emigrazione e quando si ritornava a far visita ai parenti al ritorno riportavano anche i cani con i quali erano cresciuti. Certe persone all’estero conoscono molto bene il cane corso forse anche più di altre in Italia questo e dovuto al fatto che quando si emigra si resta attaccati maggiormente agli usi e alle tradizioni.

4. Lei ci ha raccontato che durante le transumanze i pastori e i carrettieri effettuavano tigli accoppiamenti tra i soggetti più tipici evitando la consanguineità per non indebolire il ceppo razziale. Le risulta che oggi si abusi con la consanguineità quali sono i rischi e i pericoli?
– Le razze degli animali domestici derivavano da selezioni da incroci e mutazioni. Ora l’allevamento fatto dai cacciatori, dai carrettieri, dai pastori e dai guardiani era soprattutto se non addirittura esclusivamente basato sulla
funzionalità. Il concetto di bellezza in cinognostica è collegato alla funzionalità ossia un soggetto risulta bello quando la morfologia e il suo carattere lo rendono adatto alla funzione che è chiamato a svolgere. Questo è un postulato
fondamentale e il non seguirlo comporta presto o tardi la decadenza di una razza fino alla sua sostituzione con un’altra più adatta allo scopo. Allevare il cane come allevare galline che producono più uova o mucche che facciano più latte è sbagliato, spesso l’uomo per ottenere questo oltre ad una selezione mirata ha lavorato in consanguineità. Questo tipo di selezione non è ottimale e nemmeno funzionale per il cane in quanto dal cane l’uomo vuole il compagno di vita che viva più a lungo possibile e nel migliore dei modi. Il fine ultimo della selezione del cane è l’utilità e la funzionalità. Dagli altri animali di interesse zootecnico o veterinario l’uomo vuole il massimo di rendimento in termini di carne uova e latte. Inoltre la durata della vita di questi animali è molto inferire rispetto a quella del cane e spesso se non sempre il fine ultimo è la macellazione, per questo motivo utilizzare lo stesso criterio di selezione e quindi l’utilizzo della consanguineità nel cane è sbagliato. Gli antichi per descrivere una razza
parlavano delle sue funzioni e vedevano nelle caratteristiche morfologiche un riflesso della capacità per cui la bellezza è un simbolo della bravura. La selezione canina avveniva in base al rendimento sul lavoro solo i migliori venivano accoppiati. Quindi una popolazione canina che viveva in una determinata ecologia e in un determinato sistema, con una specifica funzione, acquistava nel tempo anche una omogeneità morfologica. Nonostante la presenza della razza in purezza si riscontrava sempre una variabilità morfologica che era del tutto naturale in quel contesto. La taglia, le proporzioni; il pelo, il carattere dei cani erano plasmate dalle funzione e dall’habitat. Il desiderio di avere a tutti i costi una uniformità morfologica spinta che conferisce grande importanza all’esteriorità e alla bellezza fine a se stessa è controproducente. Per ottenere questa uniformità si fa largamente uso della consanguineità il cui scopo è quello di rendere stabili determinate caratteristiche mediante la ripetizione di caratteri
ereditari facendo riprodurre un genitore con i suoi discendenti e ascendenti. La pratica di questo sistema è un’arma a doppio taglio in quanto se assicura le trasmissioni della qualità assicura anche la trasmissibilità dei difetti. I danni derivanti dalla consanguineità tendono ad essere subdoli e insidiosi come una certa diminuzione del vigore generale, del ritmo di crescita e della fertilità, diminuzione della resistenza alle malattie e alla fatica ed inoltre il perpetrare di tare fisiche che prendono il nome di depressione da consanguineità. Quando si parla di linee esauste ci si riferisce a quelle linee che pur non essendo ammorbate da specifiche tare segnalano la mancanza di vitalità genetica attraverso vari segni obbiettivi diminuzione del vigore e della fertilità, della taglia e perdita del
temperamento. Si è reso evidente che il declino delle eterozigosi va in parallelo con il declino della vitalità. Alcune razze di cani nelle quali la consanguineità non è stata bene controllata dagli allevatori sia per mancanza di esperienza sia per seguire le mode producendo un determinato tipo di cane hanno generato cani di qualità scadente e con molte tare fisiche come prognatismo, displasia, scomparsa del sottopelo, diminuzione della taglia ecc. nonché tare morali gravi poiché questo metodo può anche avere le peggiori influenze sulla psiche del cane. Causa di queste tare è anche il ricorso eccessivo ad un ristretto numero considerato un modello per la loro razza tanto da essere definito “campione”. La consanguineità stretta può essere all’origine del fenomeno detto gola di fiasco genetico che può compromettere la sopravvivenza di una razza. Quindi per una selezione ottimale, per evitare i danni della consanguineità occorrerebbero vari accorgimenti: per prima cosa evitare di proclamare campionei il “campione”
morfologico ma dare una valutazione morfoattitudinale ottimale delle proporzioni dei soggetti e dare a più esemplari la stessa qualifica e soprattutto utilizzarli tutti nelle varie monte. Questi soggetti non dovrebbero avere progenitori comuni idealmente fino alla quarta generazione. Nessun cane deve essere usato eccessivamente. Infatti è molto importante evitare il monopolio delle monte da parte dei pochi stalloni soprattutto vincitori di esposizioni. Anzi il
numero degli stalloni attivi dovrebbe essere il più alta possibile. L’esame della discendenza è il solo elemento che può fornire un efficace dimostrazione del valore genetico di un animale. Il messaggio degli studiosi e dei genetisti è che
non ci si deve fa abbagliare da particolari morfologici del tutto secondari per assicurare ad una razza oltre che un presente anche un filturo. In conclusione la variabilità all’interno delle razze e l’esistenza di più linee di sangue è una
situazione del tutto naturale e giusta. Un contributo alla variabilità genetica proviene anche dalle mutazioni cioè da modificazioni del codice genetico improvvise, irreversibili e trasmissibili. Le esposizioni devono essere un confronto zootecnico e non uno spettacolo commerciale e bisogna curare sempre l’aspetto morfologico collegato alla sua funzione. Il cane corso ha ancora le caratteristiche morfologiche e attitudinali che collimano ancora straordinariamente con quelle delle sue antiche e nobili tradizioni. E’ ancora una razza in grado di lavorare e le razze che lavorano progrediscono, è qui che ci sono soggetti sani, vivaci, tonici, robusti.

Durante il primo seminario nazionale sul cane corso tenutosi a Foggia il 19/10/1996 i quadri direttivi SACC, giustificavano così l’introduzione del prognatismo nello standard di razza: “La cinofilia moderna e gli standard
moderni devono dare delle indicazioni precise, bisognava fare una scelta. Dato che l’altro molosso nazionale chiude a forbice e a tenaglia si doveva trovare una caratteristica che differenziasse il corso dal mastino e dato che erano presenti entrambe le chiusure ma in maggior numero quella prognata si scelse il prognatismo”. C’è un’aggravante importantissima costituita dal fatto che moltissimi soggetti ritenuti prognati non avevano altro che una chiusura a
forbice rovesciata ben diversa quindi dalla chiusura prognata. In questi tipi di chiusura il contatto tra gli incisivi superiori sulla faccia interna di quelli inferiori a volte ne provoca lo scalzamento ed è per evitare questo tipo di
patologia che si decise di portare a 5 mm la protrusione dell ‘arcata inferiore su quella superiore.

5. Quali sono le sue riflessioni in merito?
– E’ vero la cinofilia moderna deve dare delle indicazioni precise non deve farsi condizionare dai vari circoli e associazioni. La cinofilia moderna deve proporre e portare avanti un discorso zootecnico e della sanità animale. Quindi il soggetto principale deve essere il cane e non gli uomini o gli enti che questo rappresenta.

Nel cane corso si possono avere tre tipi di chiusura mascellare, la chiusura a forbice, quella a tenaglia e quella a forbice rovesciata. Quando gli incisivi superiori si allontanano da quelli inferiori abbiamo l’enognatismo che è un
difetto grave, quando gli incisivi inferiori si allontanano da quelli superiori abbiamo un altro grave difetto è il prognatismo. In tutte le razze si possono notare variazioni, difetti che pregiudicano più o meno gravemente i soggetti che li presentano.
Personalmente ho riscontrato soggetti enognati o prognati in setter, pointer, S.Bernardo, Rottwailer, Pastori Tedeschi, Pastori Belga, Collie, montagna dei Pirenei, Perro da presa, Bulldog americano, Kurzar, Border Collier, ecc. ecc. nessun carattere è influenzato da un solo gene ma da diverse combinazioni di geni. Sui geni non impera soltanto l’ereditarietà, infatti nel corso dei secoli incidentalmente o per pulsioni operate da esigenze di vita si introducono anche mutazioni. Una volta percepite stabilmente il gene comincia a trasmetterle ai discendenti se queste sono compatibili con la vita, si mantengono stabilmente al contrario i soggetti menomati vengono eliminati. Il prognatismo se non è fissato tende a scomparire perché non è una caratteristica nata per rispondere ad una
funzione. A volte alcune mutazioni si possono riscontrare in animali domestici solo ed esclusivamente perché l’uomo in maniera arbitraria o per mera soddisfazione personale le ha favorite facendo riaccoppiare tra loro quegli
animali che presentano tali alterazioni. La genetica è una scienza ottenuta osservando le leggi stabilite dalla natura. Il prognatismo è un difetto e se lo vogliamo trattare in termini cinognostici lo definiamo difetto relativo e non
assoluto. I difetti assoluti sono quelli comuni a tutte le razze e sono sempre incompatibili con la salute e la funzionalità del cane. Il prognatismo è dovuto ad un gene dominante e tende a diventare degenerativo di generazione in generazione perciò non si può ne misurare né quantizzare. E’ logica conseguenza che accoppiando tra di loro soggetti prognati e quindi portatori del gene del prognatismo nel giro di poche generazioni nasceranno cani con prognatismo sempre più accentuato e questò fattore genetico si fisserà chiaramente in maniera stabile. Ora se non vogliamo passare da un difetto relativo ad un difetto assoluto dobbiamo rispettare le leggi della genetica cioè usare in riproduzione e presentare nelle manifestazioni cani con chiusura a forbice e a tenaglia. Chiusure che lo standard dovrebbe per forza di cose includere come chiusure corrette. Un tempo il concetto di razza era legata esclusivamente a una selezione che tendeva a migliorare le razze nel lavoro. Ora se si adattasse questo criterio e successivamente si osservassero i cani potremmo stare certi che vedremmo tutti e tre i tipi di dentatura con la prevalenza di cani con dentatura ortognata cioè forbice dritta. Per quanto concerne la seconda parte della domanda posso dire che
lo scalzamento degli incisivi nella chiusura a forbice rovesciata a volte può avvenire ma trovo ridicolo che per evitare questi difetti si sconfini in un altro più grave. Occorre rivalutare comunque all’interno della specie umana una certa
etica allevatoriale che sia in grado di rispettare il benessere degli animali.

6. Lei ricoprì la carica di vice presidente SACC successivamente si è allontanato
perché?
In verità non ho mai avuto quella carica o meglio era solo scritta su un pezzo di carta. Io non ho mai preso una decisione sul cane corso in quel periodo forse perché stavo troppo lontano dalla sede della SACC o forse perché la SACC era troppo lontana dalla zona di origine del cane corso. Inoltre non condividevo né il modo di pensare né quello di fare della SACC. Per prima cosa non furono di parola non mantenerono le loro promesse mi dovevano mandare dei cuccioli da reinserire nelle campagne del meridione dopo che avevo regalato loro una cagna
ma i cuccioli non arrivarono mai anche se si diceva che l’associazione dava dei cuccioli gratuitamente ai privati che poi venivano seguiti dall’associazione stessa. Secondo proprio perché il mio nome compariva come vicepresidente sentì tante lamentele di allevatori e privati che si avvicinavano alla SACC. Non capivo come un’associazione che cercava soci poi non faceva tutto il possibile per far avvicinare la gente, si cercavano solo i soci che pagassero la tessera, se si avvicinava qualcuno con idee diverse ma costruttive per apportare un contributo positivo alla razza veniva allontanato perché non riuscivano a gestirlo e a controllarlo. La SACC è stata un gruppo chiuso. Purtroppo l’appassionato che si avvicina all’ENCI lo fa spesso tramite la società di razza, se queste come è accaduto mancano di levatura e rettitudine morale anche l’immagine dell’organo di controllo ne esce in qualche modo danneggiato.
Terzi mi fu detto fra le righe di allontanare il Dott. Paolo Breber perché soffriva di protagonismo e ciò poteva essere un danno per il cane corso. Questo mi spiacque profondamente perché fu proprio il Dott. Breber a portare a casa mia i suoi “amici” per presentarmeli, per parlare con loro, per raccontare le mie esperienze di parecchi anni, per fare da guida e per mostrargli i vari soggetti nella zona. Il Dott. Breber all’inizio gli fu comodo, fu lui a mostrargli e a far conoscere i primi cani poi però alla fine dava fastidio era un personaggio scomodo doveva essere allontanato. Tutte queste motivazioni fecero si che mi allontanai definitivamente della SACC e dall’ENCI.
Oggi purtroppo il cane corso ha preso due indirizzi pericolosi e veramente sconfortanti per i veri appassionati. Il primo è quello delle esposizioni nelle quali convergono molti cani imboxerati meticciati e inquinati geneticamente dagli pseudo allevatori per cercare il campione morfologico e visto che questi cani hanno successo nelle esposizioni si fa ancora uso del boxer del bullmastiff ecc.ecc. continuando a danneggiare la razza. L’altro indirizzo pericoloso è che i corsi veraci e di carattere prendono la via dell’estero. Nel sud sono venuti tedeschi americani spagnoli ecc. che vogliono vedere il cane di 2 o 3 anni in azione e se corrisponde ai loro desideri sono disposti a sborsare cifre significative. Gli spagnoli ad esempio hanno ben capito qual è l’attuale abbrutimento del cane corso hanno visto che si stanno creando grossi boxer senza carattere quindi ricercano il corso giusto con il carattere tipicamente reattivo per poter sfruttare il nostro cane con i cani che possiedono nei loro luoghi d’origine. Tuttora stanno continuando a comprare cani nel sud Italia. Ritroviamo così il sangue del cane corso nel Perro da Presa tanto che alcuni esemplari ricordano sfacciatamente in tutto la morfologia del corso rustico hanno persino la stessa quantità di bianco sul petto e sulle zampe e le stesse tonalità di tigrature. Con tutta probabilità il cane corso potrebbe far rinascere anche l’alano spagnolo, vogliono fare il cane di carattere costi quel che costi.
Il Dott. Morsiani quando mi venne a trovare aveva compreso bene la funzionalità e le caratteristiche del cane ma dopo venne condizionato da pressioni esterne della società di razza che aveva stabilito quale tipo di cane promuovere e quale scartare.

7. Il riconoscimento ufficiale della razza fu prematuro?
– Certamente, non si è fatto un monitoraggio preciso, non si sono fatte delle ricerche capillari sul campo, si è preso per buono solo i cani che venivano portati alle manifestazioni dai soliti personaggi. La razza doveva essere riconosciuta subito ed in tutta fretta. C’è stato troppo interesse commerciale e purtroppo poco amore per la razza cane corso. Lo standard inoltre non doveva essere così rigido e restrittivo come quello vigente che ha portato all’esclusione di soggetti importanti provenienti da linee di lavoro antichissime tanto che coloro che detenevano i veri cani corsi utilizzati per qualsiasi tipo di lavoro si sono sentiti spiazzati nel vedere in esposizione cani diversi. Questo ha portato ad un allontanamento dalla società di razza e dall’ENCI.

8. I soggetti che per la loro tipicità morfologica e caratteriale ricorderà per sempre quali sono? Ci racconti anche qualche episodio che ha per protagonista il cane corso che l’ha colpita maggiormente.
– I soggetti che per la loro tipicità morfologica e caratteriale ricorderò sempre furono Bardas, Serpente, Tigre, Picciotto. Di Picciotto ce ne furono tanti perché quando un cane trasmetteva bene sia morfologicamente ma soprattutto caratterialmente le qualità ricercate dal padrone il nome veniva “rinnovato”.
Continuando ricordo Forter, Drus, Diana, Leone, Marte, Barone, Drago, Bruno, Bosco, Sturno, Dalma, Circe, Zara, Gemma, Asia, Brigante, Masanie4o, Quaglione, Sentinella. Potrei raccontare mille fatti realmente accaduti sui soggetti citati ne sceglierò qualcuno di esempio. Dalma era la cagna corsa di un mio amico campano era la più forte e la più potente cagna corsa che aveva. Era il classico corso, il tipico molosso italiano, calmo, potente, con una forza mandibolare devastante con uno sguardo fiero e penetrante. Una volta comandata dal suo padrone non aveva avversari che gli resistevano e si fermava solo quando lo ordinava il suo padrone. A comando attaccava con una ferocia insuperabile, assaliva, atterrava, immobilizzava. Dalma era una forza della natura, questa cagna era impiegata come cane da guardia e da difesa. E’ stata un guardiano eccezionale, nessun cane anche se maschio e di nessun tipo di razza poteva invadere il suo territorio senza essere in poco tempo sottomesso. Dalma era una
cagna rustica dalle qualità caratteriali e dalla potenza fisica davvero unica. Il cane corso è stato sempre un cane delle mille sfaccettature e ciò che lo distingue dalle altre razze è l’enorme amore che prova per l’uomo e per il suo padrone. Il cane corso vuole sentire il contatto fisico, deve toccare il suo padrone lo ama a ‘tal punto’ da fare per lui qualsiasi cosa. Nato come cane da guardia e da difesa impiegato per catturare, domare, custodire e anche per uccidere i vari predatori, utilizzato nelle cacce grosse e pericolose contro tutti gli animali. Nelle fattorie, nei poderi, nelle tenute e nelle campagne il cane corso ha svolto sempre più ruoli guardiano della fattoria, guardia spalla del fattore, custode del bestiame in stalle e al pascolo, cacciatore di tassi, porcospini e istrici e soprattutto di cinghiali per procurare carne fresca al proprietario e ai vari componenti della fattoria.
Utilizzati contro lupi, orsi, volpi, linci, mustelidi, cani randagi rinselvatichiti cioè contro tutti quei predatori che potevano attaccare di giorno o di notte le fattorie e il bestiame.
Zara era una cagna corsa di quattro anni era tenuta a catena durante il giorno e liberata la notte dove svolgeva il suo compito di guardiano, spesso era impiegata per le battute di caccia. Una sera il padrone venne chiamato da alcuni amici che gli chiesero di accompagnarli a cacciare un tasso particolarmente grande. I loro segugi lo avevano individuato più volte ma non erano riusciti ad abbatterlo. Il tasso si caccia di notte perché nelle ore notturne esce dalla tana per mangiare. La sera stessa il fattore prende Zara e va a caccia con i suoi amici. Erano le undici
di sera, giunti presso il fiume Fortore i segugi e Zara scovano il tasso. Il segugio gli taglia la strada. Il tasso si mette sulla difensiva, poco dopo arriva Zara attacca il tasso, lo colpisce col petto e facendolo rotolare a terra in modo da evitare le unghiate con un morso al collo lo abbatte, ai cacciatori sopraggiunti non resta che raccogliere il tasso. Erano circa le 11,30 la caccia era finita e la cagna venne riportata alla fattoria dove dopo mezz’ora partorì quattro bellissimi cuccioli. Questa cagna era di un uomo della famiglia dei CALDAROLA ancora vivente e potrebbe raccontare anche lui questa storia a viva voce. Anni fa in un paese del Molise le pecore di un proprietario terriero venivano attaccate nottetempo dai lupi. Purtroppo la notte, buia e nebbiosa e spesso con la neve giocava a favore dei
lupi, anche se le pecore venivano chiuse in un recinto alla periferia di un paese.
Dopo l’ennesimo attacco il proprietario era disperato per i danni subiti e i suoi pastori gli consigliarono di rivolgersi ad un contadino del paese che aveva una coppia di cani corso molto attivi e aggressivi nei confronti di qualsiasi animale pericoloso. Il loro proprietario li aveva addestrati con grande perizia ed era molto affezionato ai suoi cani corso. Il proprietario terriero fece chiamare il contadino e gli propose una ricompensa in denaro se i suoi cani fossero stati così bravi, come si diceva in paese, nel proteggere le pecore e se riuscissero addirittura ad uccidere
qualche lupo. Il padrone dei corsi accettò, però bisognava fare come lui avrebbe detto. I cani corso vennero portati la sera, all’imbrunire. Tutti i pastori avevano l’ordine di non entrare una volta chiusi i cani con le pecore. Solo il loro
proprietario poteva entrare a controllare la situazione. Il contadino portò i cani nel recinto per fargli prendere confidenza con le pecore e gli ordinò di fare buona guardia prima di andarsene. La notte fu particolarmente fredda e buia. I pastori sentirono molto rumore nel recinto delle pecore ma era troppo buio, non vedevano niente e non entrarono nel recinto avevano paura dei cani corso. Alle prime luci dell’alba il massaro più anziano andò a controllare le pecore e con sua sorpresa vide un certo numero di pecore morte potevano essere 6 o 7 stavano una
sull’altra, ma appena si avvicinava al recinto i corsi lo attaccavano e non potè entrare. Non riusciva a capire cosa fosse successo e andò subito a chiamare il proprietario terriero dicendo che erano ancora morte altre pecore. Il proprietario terriero si avvicinò al recinto accompagnato dagli altri uomini ma anche loro non riuscirono ad entrare. Fu mandato a chiamare il contadino proprietario dei cani, poco dopo arrivò entrò nel recinto ove i corsi gli andarono incontro festosi ma un po’ nervosi. Il proprietario terriero pensò che i corsi avevano ucciso le pecore ma
tacque perché vide i cani feriti. Dopo una prima riflessione il contadino chiamò a se i cani e disse ai pastori di spostare le pecore morte. Le pecore erano messe in una strana posizione una sull’altra a formare una catasta. Ciò non era opera dei lupi, li conosceva bene non si sarebbero comportati in quel modo. Con grande meraviglia del proprietario terriero e dei pastori dopo aver spostato gli animali morti trovarono sotto la catasta di pecore due lupi uccisi. I corsi alla vista dei lupi ringhiarono. Tale comportamento stupì tutti i presenti tranne il proprietario dei
corsi e l’anziano massaro. Questo modo di fare dei cani quasi un rito, di mettere le pecore uccise sopra i lupi a loro volta uccisi dai cani quasi a coprirli completamente era un modo di fare dei cani corso e dei mastini abruzzesi.
Questo comportamento avveniva quando lo scontro tra i lupi e i cani avveniva non al pascolo ma nei recinti delle fattorie. Questo modo di fare dei cani corso per il momento non ha una spiegazione logica è ancora un piccolo mistero anche se tale comportamento è ben conosciuto dai massari dai pastori e dagli allevatori di bestiame in genere. Dopo aver trovato i lupi morti il proprietario terriero voleva acquistare quei formidabili cani corso, ma il contadino non li vendette, per lui non avevano prezzo. Il proprietario terriero allora volle che per tutte le notti e per tutto l’inverno i cani corso fossero portati a fare la guardia delle greggi. Questo episodio accadde in un paese del basso Molise. Un altro soggetto Molisano era chiamato Bardas che in dialetto locale significa ragazzo sveglio
ed attivo. Andai alla fattoria dove lo osservai e dove lo vidi lavorare qualche anno prima con i bovini. Le mucche erano ancora al pascolo arrivai di sera quando il vaccaro le richiamava per mungerle e rimetterle dentro la stalla. Sentii il vaccaro che chiamava: Bardas!! Le vacche si guardavano attorno con circospezione, sospettose e intimorite rientravano in fila indiana nella stalla. Mi avvicinai per vedere il cane in azione ma sorpreso vidi solo le mucche che
stavano rientrando nella stalla come se il cane gli stesse dietro pronto ad intervenire. Mi avvicinai maggiormente ma Bardas non c’era. Incuriosito Chiamai il vaccaro e gli chiesi di Bardas, con le lacrime agli occhi il vaccaro mi disse che
Bardas era morto di vecchiaia all’età di 13 anni e fino alla settimana prima aveva lavorato come guardiano e bovaro.
Era un gran cane, un cane a comandi gli aveva imparato a prendere le vacche e i vitelli al garretto e non all’orecchio e al musello per non fargli male. Il cane al suo comando faceva rientrare le vacche nelle stalle. Il colpo dato dal cane alla zampa della mucca era forte ma il cane aveva imparato a non ferirle. Le mucche appena vedevano Bardas rientravano disciplinatamente nella stalla e potevate star certi che nessuno sarebbe entrato o uscito senza il comando del padrone. Il vaccaro mi diceva “Era tanto bravo come bovaro il mio Bardas che continuò a lavorare persino dopo morto. Si avete capito bene, Bardas mi sta aiutando anche dopo morto. Infatti, quando la sera devo far rientrare le vacche per la mungitura basta che io pronunci Bardas, il nome del mio corso, che le mucche si agitano come se Bardas arrivasse da un momento all’altro e rientrano nella stalla allo stesso modo di quando Bardas era vivo. Non potrò mai dimenticare il mio Bardas il mio guardiano e bovaro e non lo dimenticheranno neanche le mucche che lo
conoscevano”.

9. Ci tratteggi sommariamente le funzioni del cane corso come bovaro e pastore.
– Il cane corso é stato utilizzato come bovaro tanto che si può tranquillamente definire bovaro italiano e come cane da pastore. I cani corso erano utilizzati a guardia delle mandrie di bovini. Sorvegliavano e proteggevano il bestiame dai ladri e dai predatori orsi, lupi ecc. I braccianti lavoravano nell’azienda e il massaro ispezionava di tanto in tanto la situazione. Erano cani di grande ardimento e coraggio perché avvezzi alla furia del toro e allo sconfinamento
degli animali che lasciavano la mandria per allontanarsi e avventurarsi fuori dal pascolo. Una delle azioni più spettacolari del cane corso e credo proprio dell’intero panorama canino era quando veniva comandato dal suo padrone di bloccare il toro dominante e ribelle. Era un’azione tutt’altro che facile perché il toro caricava a testa bassa dimenando forsennatamente le corna micidiali, il cane dal canto suo con finte e schermaglie sfruttava l’attimo propizio per far scattare la micidiale presa all’orecchio o al musello parti vulnerabili e dolorose per il toro. Era il fedele cane dei macellai, scortava da solo una mandria di numerosi capi e lo aiutava ad immobilizzare gli animali prima del macello.
Il corso è un cane che riesce a dirigere e a radunare a comando il bestiame con grande decisione. Poteva svolgere il suo lavoro anche a catena nelle stalle ove diventava guardiano incorruttibile delle bestie affidategli. Il cane corso lavorava anche con i cavalli vigilava così bene sui branchi di equini che i ladri di bestiame ne temevano l’azione tremenda. Era il cane preferito dai carrettieri e dalle diligenze a cavallo per le sue doti di guardiano. Per quanto concerne il cane corso e le pecore dobbiamo dire che il cane del gregge e della pecora è il mastino abruzzese. Il cane corso, attaccato visceralmente all’uomo, è stato il cane del pastore utilizzato per la difesa personale e per la guardia ai pascoli quando il gregge non c’era. Il corso risultava particolarmente utile nelle transumanze delle greggi.
I mastini abruzzesi erano vicino alle pecore e anche in mezzo al gregge, i corsi erano vicino agli uomini. Toccava proprio ai cani corso, coadiuvati dai mezzo corso, dai mastini e dai veltri difendere le greggi dall’attacco degli orsi e dei lupi.
E’ stato il cane dei caprai riuniva e guidava le capre, aiutava il pastore a trattenere la capra ribelle nella mungitura.
Altra caratteristica figura dell’Italia meridionale era il porcaro. Al mattino il porcaro radunava strada per strada i maiali dalle stalle del paese per portarli al pascolo nei querceti e nei castagneti fino a sera dopo di che venivano restituiti ai legittimi proprietari casa per casa. Il giorno dopo si ricominciava. D’estate in molte regioni si praticava il pascolo nelle ore notturne per sfruttare la frescure della notte, i corsi proteggevano la morra dai predatori. Il porcaro era accompagnato da una coppia di corsi che lo coadiuvavano nelle varie incombenze: affrontavano il verro ribelle, riprendevano il maiale sfuggito, recuperavano le scrofe che si allontanavano per il parto. Questa era un’azione
difficile perché la scrofa quando ha i piccoli diventa feroce e allora il porcaro grazie al suo corso che bloccava la scrofa all’orecchio o al grifo riusciva a recuperare i maialini. Si trattava di un buon allenamento ànche per la caccia al
cinghiale. La scrofa seguiva poi mansueta il porcaro che portava in una cesta la sua famigliola. Per concludere il cane corso sempre al fianco del suo padrone prestava sempre il suo valido contributo restando assai prezioso nelle numerose e diverse attività dell’uomo.

10. Nell’ultimo raduno AICC si è effettuato il test di attitudine naturale sul bestiame. I risultati sono stati veramente incoraggianti dato che i soggetti testati hanno dimostrato una buona attitudine. Quali prove specifiche di lavoro potrebbe suggerire per far si che il grande bagaglio di esperienze del cane corso non vada perso nell’immediato futuro?
– Il cane corso è un cane multifunzionale. Vuole sentirsi utile, vive per il suo padrone e farà tutto ciò che gli si chiede. E’ un particolare lato del carattere che evidenzio sempre per differenziarlo dal cane da pastore. E’ una iniziativa
costruttiva ma ritengo che più delle prove specifiche il cane corso andrebbe fatto lavorare sul serio per la guardia e difesa personale, per la caccia e per la custodia del bestiame. Questo è realizzabile formando in Italia dei centri di studi, dei nuclei dove ci si incontra e dove si seleziona il cane corso. Utilizzare i soggetti che ancora lavorano e dare soggetti in affidamento a cacciatori ad allevatori di bestiame ecc. e controllare periodicamente tali soggetti nel loro ambiente di lavoro. Successivamente accoppiare i soggetti migliori e formare linee di sangue sulle quali poter lavorare e selezionare le caratteristiche da lavoro del cane corso.

11. Il cane corso dagli esemplari rustici dell’inizio degli anni 70 alla mondiale del 2000. Evoluzione o involuzione? Anche il carattere del cane corso ha subito modifiche? Sue riflessioni.
– Sicuramente c’è stata una involuzione per quanto concerne i soggetti delle esposizioni basta osservare le foto dei soggetti degli anni 70 e i cosiddetti “campioni” odierni per rendersene conto. Fino a quando l’azione selettiva e le
manifestazioni premieranno chi porta il cane e non il cane continueremo ad avere una involuzione della razza. Il cane corso va visto nel suo insieme, nelle sua conformazione, nel suo carattere. Per le antiche razze italiane bisogna saper rispettare la storia di quelle razze altrimenti non si evolverà mai per il meglio.
Come conseguenza si avranno due indirizzi diversi quello delle manifestazioni e quello di coloro che utilizzeranno praticamente il cane e potremmo star certi che chi detterà legge sarà sempre l’utilizzatore pratico perché saranno sempre loro ad avere il cane funzionale, di carattere, attivo e reattivo. Voglio evidenziare che quello che succede oggi con il cane corso è sempre successo per il mastino abruzzese.
Le varie società di razza possono chiamare il mastino abruzzese come vogliono, possono selezionarlo a loro piacimento ma l’ultima parola sarà sempre dell’uomo-pastore perché è lui che lo utilizza ed è in mezzo alle pecore che il cane può dare il meglio di se. E’ il gregge, è il mondo che lo circonda è la durezza dell’habitat che forma il cane da pastore. Nessun allevatore, nessuna esposizione, nessuna prova di lavoro, può sostituirsi a quell’attività pratica.
E’ più facile che i cani da pastore, entrando nei ring d’esposizione, condizionino quei cani che non il contrario. Così è per il cane corso. E’ l’utilizzatore pratico, è la guardia è la difesa è la caccia è il combattimento con gli animali grossi e
pericolosi (bovini, cinghiali, ecc.) che formano il cane corso. E’ l’utilizzatore pratico che condiziona l’uomo delle esposizioni e non il contrario. C’è un fenomeno che va esaminato con attenzione. I cani corso dagli ambienti rurali
passano all’uomo dei ring, agli pseudo allevatori i quali comprano intere cucciolate e cani adulti generando un continuo ricambio. L’enorme gravità sta nel fatto che il prodotto di questi cani perdono irrimediabilmente le loro caratteristiche perché vengono miscelati con soggetti non puri, inquinati geneticamente come sono taluni campioni morfologici. Per evitare questo bisognerebbe creare i centri che menzionavo prima e creare un punto di incontro tra chi utilizza praticamente il cane e l’Enei e i loro rappresentanti. Bisognerebbe essere meno esterofili e programmare dei piccoli investimenti in queste idee reinvogliando tante persone deluse dalla società di razza e dall’Enci stesso che non ha mai considerato il cane fuori dai ring espositivi. Creare una unica associazione che studi e si interessi del cane corso, aperte a tutti, a chi ha idee costruttive e innovative e non un gruppo chiuso che ne detiene il monopolio. Per quanto concerne il carattere, il cane corso puro non l’ha certo modificato, è sempre l’intervento dell’uomo e le sue selezioni errate che possono modificarlo.
L’uomo che possedeva il molosso era l’uomo del molosso sapeva benissimo che tipo di cane aveva, sapeva come accoppiarlo, utilizzarlo e allevarlo. Facendolo lavorare, la conformazione del cane utilizzato, andava forgiandosi in maniera da soddisfare sempre meglio le esigenze del lavoro, mentre le qualità caratteriali venivano trasmesse di generazione in generazione.
Il cane corso nasce come cane da guerra, da guardia, da difesa e da caccia successivamente venne utilizzato per tutte le altre attività. Quindi per tutte queste funzioni il cane corso doveva avere un attaccamento al suo padrone fortissimo, e ciò lo portava a rischiare e a sacrificare la sua vita per quella del suo amato padrone. Come il vero mastino abruzzese, vero cane da pastore, gelosissimo custode del gregge rischia la vita per le sue amate pecore, si lascia morire se da adulto ne viene allontanato, così il cane corso vive e rischia la vita per il suo padrone. La selezione caratteriale segue una strada diversa da quella morfologica e richiede secoli di vita attiva e funzionale dove la mano dell’uomo entra delicatamente e relativamente operando per un lunghissimo periodo di tempo su un substrato altamente funzionale.
Ecco perché selezionare e allevare deve essere opera anche di coloro che utilizzano il cane che hanno anni di esperienza sul lavoro, altrimenti nel giro di poco tempo si rischia di rovinare l’aspetto morfologico e soprattutto quello caratteriale. E’ risaputo infatti che è la funzione quella che fa il tipo e non viceversa. Per conservare quindi il carattere del cane corso bisogna conservare in purezza le varie linee funzionali e da lavoro che ancora oggi esistono e fare su queste linee accoppiamenti mirati. Bisogna evitare di accoppiare il nostro cane corso con altri molossoidi di tipo Boxer ,Bullmastiff e incroci di questi proprio perché hanno avuto già da tanti anni una diversa selezione morfologica e soprattutto caratteriale estranea totalmente alla nostra cultura allevatoriale e selettiva.

12. Mastino napoletano e cane corso unico nome e unico ceppo d’origine poi due strade diverse. Come e perché?
– L’Italia è la patria del molosso. Purtroppo non si è fatto molto per far conoscere agli appassionati la storia italiana del molosso. In Italia non si è studiato sufficientemente questo tipo di cane. Il molosso era diffusissimo in tutte le
regioni ed era chiamato corso, cane da presa, molosso, e ultimamente in alcune regioni e per volere di alcune persone mastino napoletano. Anche nelle isole era presente, c’erano ceppi anche in Sicilia. In Sardegna abbiamo altri molossoidi derivanti dal cane Corso come il Dogo Sardesco e il Branchiero. Nel vocabolario Napoletano-Italiano, Napoli 1869, a cura di Paolo Volpe, viene citato il nome Corso che indica il cane da guardia. Nel vocabolario Napoletano-Toscano di arti e mestieri del 1873 anche qui abbiamo il termine Corso che sta per cane da guardia
e cane da macellaio. Nel dizionario Abruzzese- Molisano, Roma 1968, il termine CORS in suo a Campobasso sta per indicare il cane da guardia. Dal cane Corso discende, attraverso una certa selezione intrapresa sul finire del secondo conflitto mondiale da vari cinofili, il mastino napoletano la cui denominazione fu adottata ufficialmente nel 1949 dopo che erano state ritirate le proposte di chiamarlo in alternativa o molosso romano o molosso italiano, era seguito nel testo dello standard approvato dall’assemblea della Società amatori Mastino Napoletano nel 1965 nella distinzione come cane da presa oppure cane Corso. Con tali nomi quella razza era riconosciuta nelle zone rurali e nei centri abitati di tutto il sud Italia, come si può evincere anche dalle notizie che riporto qui di seguito. Alla
esposizione di Milano del 1914 il sig. MARIO MONTI di Bagnocavallo iscrisse un esemplare di nome Drago. Il giudice CAIELLI rifiutò il giudizio affermando che la razza non esisteva e che il Kennel club come si chiamava all’epoca l’Enci non aveva emesso il relativo standard. Ne nacque una polemica piuttosto vivace tanto che il MONTI nel cacciatore italiano scrisse che voleva essere il primo a presentare in Italia un esemplare di cane poliziotto. Non volendo ricorrere a cani di razza stranieri aveva indagato se in Italia vi fossero razze di cani che svolgevano efficacemente la mansione di custode dei beni e di vigilanza di persone e nel contempo fossero di bella apparenza e adatti a sopportare le eventuali avversità degli ambienti. La mia ragionata predilezione, diceva, si è trasformata una volta venuto in possesso grazie alla cortesia di una retta persona di nobile casato napoletano, in passione, perché la terra e gli uomini che hanno avuto in questo cane rispettivamente il figlio, il compagno hanno trasfuso in lui
mille ardori e mille virtù. L’espositore invitò il giudice a prendere un biglietto circolare per Napoli facendo scalo a Bologna, Firenze, Pisa, Livorno, Grosseto, Civitavecchia, e a Roma avrebbe visto presso guardie notturne e privati man mano un numero sempre maggiore di cani Corso. Giunto a Napoli sia in città che nei dintorni troverebbe cani Corso in qualunque ceto sociale. Sostando poi a Benevento a Foggia, facendo una puntata a Barletta e a Bari vedrebbe altri ed altri cani Corso.
Facciamo inoltre un’altra considerazione lo Scanziani incluse la denominazione cane Corso insieme a quello di Cane da Presa tra gli appellativi usati in passato per indicare quello che successivamente venne indicato come Mastino delle campagne di NAPOLI. Lo SCANZIANI parla dello stesso cane indicandolo con il termine molosso, cane corso, cane da presa e mastino napoletano. Un suo scritto così recita “Dopo aver parlato del Mastino del Tibet va dato il posto alla razza che dei molossoidi porta il nome ossia al molosso. Da parecchi secoli il molosso vive nelle zone vesuviane allevato e addestrato con sistemi spartani dai caprai dai macellai e dalle guardie notturne soventemente prediletto anche dai componenti della malavita. Il nostro molosso attuale è da considerarsi il più antico, il più nobile e il più possente di tutti i cani d’Europa e forse del mondo.
Nonostante il trascorrere dei millenni il suo tipo, è rimasto quasi immutato. Il suo nome ufficiale è mastino napoletano ma c’è da sperare che un giorno non lontano venga anche ufficialmente definito cane molosso. Per quanto concerne i caratteri anatomici lo Scanziani recita taglia delle femmine 60/65 cm maschi 65/75 cm.
Peso dai 45 ai 70 Kg. Dentatura a forbice, a tenaglia e talora a forbice rovesciata, occhio rotondo. Uso: eccellente cane da guardia e da difesa personale, particolarmente usato come cane da guerra e da polizia, specialista del traino
facilmente adattabile ad ogni uso pratico, coraggio eccezionale, insensibilità al dolore, potenza d’attacco straordinaria, mordacità elevata, grande docilità verso il padrone.
Prima del 1948 la denominazione era cane corso o cane da presa senza una divisione tra taglia più pesante e taglia più leggera; ma con una giusta variabilità che andava dai 60/75 cm al garrese e con un peso dai 45/70 Kg. Molti soggetti presentavano una taglia dai 65 cm al garrese e dai 50 Kg di peso. Bisogna ricordare che la variabilità è la forza evolutiva della natura mentre l’eredità è la forza conservatrice. Dalla combinazione di questi due processi naturali emerge come conseguenza lo sviluppo degli organismi nella loro complessità.
Vediamo ora qual è l’altra faccia della medaglia, parliamo ora dei cani non conosciuti dai vari partecipanti alle esposizioni cinofile ma famosi agli appassionati e agli utilizzatori pratici del meridione d’Italia e dei loro amici che
vivono in Canada, Stati Uniti, Germania, ecc. ecc.
Tali cani erano, e in alcuni casi lo sono ancora, tenuti in grande considerazione dai contadini e dai massari. Questi facevano una grande attenzione all’addestramento dei propri cani che venivano chiamati cani da presa. Per quanto concerne l’aspetto morfologico non erano di tipo omogeneo ma erano omogenei per il carattere sempre energico e combattivo tra l’altro molto simile anche tra ceppi diversi e lontani centinaia di chilometri. Le mansioni principali nelle quali venivano utilizzati i cani corso o cani da presa erano la guardia delle masserie, delle case, delle mandrie specie nei bovini, nelle bufale, nei suini allo stato brado e nella caccia al cinghiale. Durante questi lavori che alcuni cani rischiando la vita in scontri cruenti con altri animali si erano guadagnati la fama di essere imbattibili, di sconfinato coraggio insomma un vero vanto per il proprietario che spinto dall’orgoglio di possedere un grande animale si sentiva pronto in qualsiasi momento a dimostrare il valore del proprio beniamino in tutte le prove possibili.
E’ in questo particolare clima che iniziano i primi combattimenti tra cadi nelle zone rurali e centro meridionali. I primi incontri erario unicamente spinti dall’orgoglio e dal desiderio di possedere almeno una volta nella vita qualcosa di valore in quel caso il cane più forte e non per denaro od altro. All’epoca non c’era commercio, i cani venivano allevati gelosamente soltanto da chi poi li avrebbe usati.
Parliamo di alcuni cani tra i più noti. Masaniello era un cane da presa di circa 55 Kg, grigio tigrato con coda e orecchie tagliate, proveniva dalle campagne del vesuviano, da una famiglia di contadini che selezionava quel ceppo di cani da presa da diverse generazioni. Venivano utilizzati a guardia dei frutteti e degli animali da carne.
Masaniello fu portato nel Lazio da persone che avevano raccontato incredibili gesta da parte del padre di questo cane chiamato Bruno, il quale oltre ad essere noto come cane da guardia avendo morso più persone che avevano cercato di
entrare nell’area da lui sorvegliata, si era reso responsabili di varie uccisioni di cani nelle campagne. Il figlio, Masaniello aveva lo stesso carattere scontroso e combattivo del padre. Incredibile cane da guardia silenzioso e molto efficace specialmente di notte. Nelle mani del padrone era docile come un agnello ma pronto a scatenarsi come una furia al primo comando. Altro esemplare di un’altra zona era Guaglione. Il suo aspetto era molto imponente, fiero, manto di colore grigio con sfumature tigrate. Quindi da un molosso caratterialmente e morfologicamente perfetto come abbiamo detto precedentemente anche grazie allo Scanziani: altezza 65/75 cm, peso dai 45/70 Kg con dentatura a forbice e tenaglia, e a forbice rovesciata con manto grigio tigrato, fulvo, nero, ecc. con pelo corto e sottopelo, si sono prese due strade diverse una che ha portato all’ipertipo e l’altra che ha portato a cani per lo più piccoli e prognati. Nel primo caso forse nella tradizione del molosso ci si è fatti ingannare dalla storia del mastino tibetano che erroneamente è stato deputato per secoli il padre di tutti i molossoidi odierni e del passato. Probabilmente condizionati dagli scritti di Marco Polo che nel Milione descrisse il mastino tibetano come un cane alto quanto un asino con la voce di un leone e dall’indole piuttosto bellicosa. Queste descrizioni hanno condizionato fortemente le idee che gli europei si erano fatti su questo cane. Quando tra 800 e 900 alcuni esploratori militari britannici si trovarono di fronte a quei mastini tibetani autentici rimasero delusi dal trovarli non più grossi dei mastini che avevano in patria.
Nonostante tutto si è continuato e si continua a dare importanza a questa falsa teoria. Lo SCANZIANI scrisse del nostro molosso che è da considerarsi il più antico, il più possente di tutti i cani d’Europa e forse del mondo. Purtroppo accoppiandolo con il Mastiff e lavorando in consanguineità si è ottenuto l’ipertipo non tenendo in debito conto che nella selezione del Mastiff venne commesso un gravissimo errore: fu privilegiata la massa a scapito della
funzionalità. Il Mastiff, infatti, conseguentemente divenne troppo lento ed apatico per essere utilmente impiegato in un servizio di guardia che richiede oltre che potenza anche mobilità e resistenza. Nell’altro caso si è ottenuto il cane corso delle manifestazioni cinofile incrociando il mastino napoletano con il boxer e in altri casi utilizzando il Bullmastiff.
L’incrocio Mastino napoletano boxer veniva già usato nei primi anni 70 nel meridione. Il risultato dei questi incroci veniva fatto passare per cane corso. Si conoscono le genealogie di questi soggetti, i nomi dei padroni e dei cani, è tutto ben documentato. Da soggetti ottimali, selezionati per secoli su un criterio funzionale si sono prodotti o soggetti troppo grossi e linfatici o piccoli e prognati.
Purtroppo a causa di alcuni errori quali anchr lo scarso interesse si è perso quel patrimonio genetico di molti grandi cani anche perché a torto ritenuti poco tipici in relazione allo standard vigente che predilige cani molto grossi 80/90 kg. lenti, apatici e linfatici.
In conclusione per la mancata cultura del molosso italiano o per interessi economici si è ripudiato il vero molosso da presa in favore di cani diventati ormai veri burattini da esposizione. Qualsiasi estimatore serio del molosso sia
presa italiano non può negare questi fatti perché anche i più anziani ricordano i vecchi esemplari del molosso ben diversi dagli attuali.
Questi cambiamenti non sono avvenuti in centinaia d’anni ma in meno di 50 anni per il mastino napoletano e in meno di 20 anni per il cane corso. Ogni foto di quell’epoca, ogni disegno o quadro o statua non potrà fare a meno di testimoniare le vere tipologie del cane da presa verace. Comunque in alcune linee di sangue specie in zone dell’entroterra italiano e all’estero si possono ancora riscontrare quelle caratteristiche che resero famosi quei grandi cani. E’ ancora possibile ritrovare i veri cani corso veraci.

13. Tra cane da guardia e cane da difesa c’è sempre stata una netta dicotomia. Il cane corso ha le potenzialità per eccellere in entrambe, cosa pensa a riguardo?
– Il cane corso per natura e per utilizzazione pratica è sempre stato un cane poliedrico ha sempre svolto benissimo i vari compiti nei quali era di solito e di volta in volta impiegato. Il cane corso passava tranquillamente dal fare la
guardia, alla difesa, alla battuta di caccia. La poliedricità è data da una caratteristica presente in alto grado nel cane corso e da sempre ricercata: l’intelligenza. Un anziano carrettiere parlandomi del suo lavoro mi raccontava che il suo cane corso Tigre, proprio perché tigrato come una tigre, nello stesso giorno gli salvò prima il carico facendo una guardia serrata su due ladri che volevano rubare il carico di grano mentre era andato in paese a fare delle
compere. Successivamente nel pomeriggio il cane lo difese da un’aggressione da parte di tre zingari che volevano rubare il cavallo. Il cane reagì ferendone uno e costrinse gli altri alla fuga. La sera venne un suo amico e andarono a caccia del tasso prendendone uno bellissimo. Il cane corso è un cane tuttofare, è sempre stato così.

14. 1 vari soggetti di cane corso che si vedono in esposizione presentano ancora una notevole eterogeneità, cosa pensa al riguardo?
– Bisogna fare una distinzione tra l’eterogeneità del cane corso rustico e quella delle esposizioni cinofile. Nel cane corso rustico è dovuto ad una giusta variabilità genetica perché abbiamo già accennato al fatto che la selezione è fatta
primariamente sulla funzione, sul carattere, sulle doti morali e sulla prestanza atletica del cane. L’aspetto morfologico è di importanza relativa. Negli ambienti rurali si accoppia solo chi presenta quelle caratteristiche funzionali, il soggetto più sano e più forte. Questa è una eterogeneità sana, necessaria. Quella presente nelle esposizioni è dovuta molto spesso o meticciamenti con altre razze. L’utilizzo del boxer, del mastino napoletano, del bullmastiff e di altri connubi di molossoidi oggi è ancora molto forte. Questo tipo di inquinamento ha generato vari difetti: prognatismo, muso molto corto, bozze frontali super sviluppate, mancanza di sottopelo e perdita del carattere. Questo tipo di eterogeneità va penalizzata e combattuta decisamente. Allo stato attuale delle cose occorrerebbe utilizzare osservare e studiare i cani che ancora vengono utilizzati per scopi funzionali.
Analizzare solo quelli portatori di determinate qualità morfologiche nell’ambiente delle manifestazioni lo trovo di sterile utilità. Purtroppo manca la rettitudine morale di alcuni pseudo allevatori che non si fanno scrupoli ad
utilizzare qualsiasi tipo di cane pur di vincere un’esposizione.

15. Se lei dovesse scegliere la caratteristica che meglio rappresenta l’essenza più profonda del cane corso quale sceglierebbe e perché?
– Parlando con le persone che usano e conoscono perfettamente il molosso italiano e con anziani allevatori, le caratteristiche che si ricercano maggiormente oltre alla grande prestanza atletica sono le doti morali. L’essenza più profonda del cane corso è il suo carattere, il suo modo di essere. Di lui si diceva e così scrivevano anche gli uomini dotti: “E’ una proprietà assoluta del padrone sa adattarsi alle circostanze e ai bisogni dello stesso, lo riconosce, lo difende e gli resta fedele fino alla morte è il suo custode geloso, è il difensore all’ultimo sangue del padrone. Il cane corso non pensa altro che alla vita del suo padrone, spia le mosse delle persone che non conosce per prevenire ed arrestare qualunque atto di irriverenza contro di lui. Il cane corso emerge nella specie canina per la costituzione atletica e per il coraggio. Ha una espressione superba e orgogliosa si rivela in ogni caso assai affezionato all’uomo in modo da esporre spesso la sua vita per garantire quella di chi lo possiede. E’ detto cane di comando e non obbedisce se non al padrone quando questo glielo ordina attacca con ferocia insuperabile, assale, atterra, sbrana, tutto è compiuto in un batter d’occhio.
Quindi l’essenza più profonda del cane corso sono le sue caratteristiche morali e la sua storia.

16. La displasia dell’anca è una delle patologie più gravi che affligge il cane corso come veterinario cosa pensa a riguardo?
– La displasia dell’anca consiste in una malformazione dell’articolazione coxo-femorale o di entrambe le componenti che porta inevitabilmente a malattia degenerativa articolare o ad artrosi cronica. E’ la malattia ortopedica di origine
non traumatica più diffusa. E’ stata studiata e diagnosticata in oltre 150 razze canine. La displasia dell’anca è una patologia poligenica e polifattoriale questo significa che è governata da più geni a carattere recessivo e penetrante quindi è difficile da identificare e imprevedibile nelle loro manifestazioni. I geni possono influenzare un’ampia gamma di fattori quali la conformazione del bacino, la congruenza articolare, la forma del collo e della testa del femore, la lassità della capsula articolare, la massa muscolare e la velocità di accrescimento del cane. Ad essi si assommano anche una serie di fattori acquisiti: genetici, nutrizionali, ambientali, il tipo e la quantità di esercizio fisico, eventuali traumi e possibili malattie concomitanti che contribuiscono non poco ad aggravare il quadro. Oltretutto non esiste un confine netto che possa darci un’informazione indicandoci ad esempio fin dove agiscono i fattori genetici e quando iniziano quelli acquisiti. Comunque bisogna ricordare che la corretta conformazione di queste delicate articolazioni deriva da un giusto equilibrio fra le forze esercitate dalle diverse strutture ossee, muscolari, tendinee e legamentose che consentono alla testa del femore di rimanere ben alloggiata nella sua cavità acetabolare durante la crescita, momento in cui queste strutture ossee sono malleabili e plasmabili per la corretta conformazione definitiva. Nel cane corso utilizzato per vari lavori e attività la displasia dell’anca era un evento abbastanza raro, quindi per tutti questi motivi la prevenzione è il miglior rimedio, soprattutto nella
medicina veterinaria e in particolar modo quando si ha a che fare con la biologia.
Abbiamo detto che la displasia dell’anca è data da più fattori esistono due sistemi per prevenirla, uno antico che non spiegherò perché occorrerebbe troppo tempo e l’altro che si basa su vari fattori. Per prima cosa evitare il campione morfologico e non usare tali soggetti indiscriminatamente, evitare la consanguineità stretta, formare dei centri di studio con il compito di analizzare le diverse linee di sangue del cane corso, unire le varie categorie di appassionati con gli utilizzatori pratici per poter effettuare gli accoppiamenti tra i soggetti migliori, usare soggetti utilizzati dai vaccari, dai cacciatori, dai pastori, dai guardiani cioè da tutti coloro che utilizzano il cane corso e lo fanno lavorare. Cercare il più possibile di far lavorare il cane corso, segnalare il cane corso che lavora e che viene da linee di lavoro.
Eliminare soggetti che presentano la displasia o che derivano da linee predisposte, controllare attraverso la selezione i riproduttori. Già negli anni 50 furono identificati gli aspetti ereditari di questa malattia e ne fu proposto il
controllo attraverso la selezione dei riproduttori e anche per questo motivo che non bisogna accoppiare e incrociare il nostro cane corso con altri molossoidi. Il controllo del fenotipo deve avvenire attraverso lo studio radiografie e delle articolazioni delle anche. Tale studio viene eseguito all’età minima di l anno e per le razze di taglia grande come il nostro molosso a l anno e mezzo per essere certi che le anche abbiano completato il loro sviluppo anatomico e non prima. Il controllo di queste tare deve essere effettuato attraverso lo studio e il controllo della morfologia delle articolazioni dei riproduttori e di quanti più parenti possibili.

.17. Se potesse rivolgere un consiglio agli allevatori di cane corso cosa suggerirebbe?
– Un primo consiglio è quello di avvicinarsi al cane corso con rispetto e avere la consapevolezza di avere a che fare con un cane che ha secoli di storia e di rispettare due regole fondamentali. Il cane in quanto tale e la sua sanità animale.
Infatti l’esasperata ricerca del bello tende a modellare animali come fossero statue viventi. Animali che diventano mostri per antologia e morfologia e spesso con problemi di salute. Basta ricordare i problemi respiratori a cui sono soggetti i cani con muso fortemente schiacciato, le difficoltà di parti di molte razze, oppure il gigantismo o il nanismo di altre.
Molte anomalie presenti nello standard di alcune razze e per questo considerate necessarie sono causa di sofferenza per gli animali. Dovrebbero essere eliminate. Anche la scarsa attenzione riservata al carattere degli animali con l’uso in riproduzione di soggetti con problemi caratteriali purché belli è un altro fattore che un allevatore che si definisce serio non dovrebbe fare. I principali effetti negativi di una selezione quasi esclusivamente basata sulla bellezza morfologica dei soggetti sono due: diminuzione di variabilità genetica e comparsa di problemi caratteriali. Le osservazioni fatte valgono per tutte le razze e in particolar modo per il cane corso di cui si dovrebbero salvaguardare oltre alle caratteristiche morfologiche anche gli elementi caratteriali che sono legati indissolubilmente alle funzioni della razza. E’necessario che la selezione sia volta al rigoroso mantenimento delle caratteristiche originarie per cui la razza è stata a suo tempo selezionata, siano morfologiche ma anche caratteriali e funzionali. Infatti se si snatura il carattere e la funzione di una razza si distrugge la razza stessa, quindi è un patrimonio da custodire con cura, è questo il compito di ogni allevatore serio della razza cane corso.

18. Come studioso e come appassionato qual è il suo attuale impegno a favore della razza cane corso?
– Il mio impegno a favore del cane corso è su due direttive. Per prima cosa sto formando un centro dove tutti gli appassionati dei cani di razza italiana possano avere un punto di riferimento, dove ci si può incontrare dove ognuno può esprimere la propria opinione.
La funzione del centro deve essere quella di mantenere la razza al suo grado di massima funzionalità che non è solo questione di autenticità ma anche di bellezza e di distinzione. Ciò è importante e per realizzarlo occorrono dei centri studi di ricerca dislocati nel territorio italiano gestiti con passione, amore, competenza che mette a contatto il mondo dei pastori dei cacciatori della gente pratica con l’Enci e faciliti un periodico scambio dei riproduttori tra utilizzatori pratici e cinofili.
Bisogna ricordare che le radici del nuovo stanno nel vecchio. Il mio secondo intento è di fare informazione facendo conoscere il cane corso sia discutendo con amici italiani e con italiani all’estero e soprattutto scrivendo dando un contributo pratico con i miei scritti dove gli interessati. possono leggere, prendere informazioni vedere foto, ecc. ecc.
Ho pubblicato tre libri dove tratto direttamente e indirettamente il cane corso. Il primo intitolato appunto Il cane corso, il secondo Brevi annotazioni sul cane corso nel tempo nelle diverse condizioni geografiche ambientali e sociali, e il terzo sulla Fattoria a indirizzo cerealitico e zootecnico. Questi libri sono risultàti interessanti e oltre che in Italia ho avuto richieste anche all’estero: Canada, Germania, Stati Uniti, Singapore, Francia, Inghilterra, Grecia, Spagna, Olanda, ecc. ecc. Spinto da una maggiore conoscenza del nostro cane corso soprattutto da parte mia, invogliato dagli amici rimasti soddisfatti dalle altre pubblicazioni e avidi di sapere, sto scrivendo un altro libro sul nostro formidabile cane. Spero di poter conoscere e stimolare tanti altri appassionati, conoscenti e amici che anche grazie a questi scritti hanno continuato ad amare e a riscoprire un amico comune.

19. A chi va il merito della conservazione e della diffusione del cane corso nel mondo?
– Il merito va a quelle persone e a quelle famiglie che si tramandarono di padre in figlio senza ambizioni personali e senza propositi speculativi, il culto per un determinato tipo di cane del quale vide entro i propri confini il selezionare e il prosperare. Uomini che tramandarono ai loro discendenti il compito di preservare pura la razza che avevano sapientemente conservato raccomandando ad essi di non farsi fuorviare dalle tendenze modernistiche o da illusioni ma di selezionare sempre e soltanto con il materiale già ottimo che gli avevano lasciato. Uomini di queste famiglie ce ne sono stati tanti, famiglie patriarcali, famiglie benestanti, famiglie di generazioni di caprai, di bovari, di macellai, ecc. ecc. Per tanti uomini di queste famiglie l’unico cane che contava veramente era il cane corso. Questi uomini hanno tutelato per generazioni questo tipo di cane conservandolo e selezionandolo con quelle caratteristiche morfologiche e morali che hanno distinto e fatto onore ed apprezzare il cane corso su tutte le altre razze. Uomini di
famiglie soprattutto meridionali hanno fatto fa storia del cane corso in Italia e nel mondo. L’amore per il cane corso era così forte che anche quando si trasferirono all’estero per il lavoro portarono con loro quel tipo di cane che rispecchiava il loro modo di essere, la storia, il carattere, e le loro tradizioni, e come loro si è fatto conoscere nel mondo. Tanti secoli fa il molosso invase il mondo grazie alle legioni dell’esercito romano. Ieri e oggi il cane corso ha invaso il mondo grazie a tutti quegli italiani che per lavoro si sono spostati dall’Italia al resto del mondo.
Un esempio per tutti c’è dato dall’italo-canadese JERRI IANNACHINO proveniente da un’antica famiglia avellinese dove da sempre erano presenti i cani corso. Circa 25 anni fa li importò in CANADA e da qui li diffuse in altri paesi
del mondo. Jerri inoltre ha continuato a tenere i contatti con gli amici italiani.
Questi uomini come nell’antichità sono da ammirare. Infatti senza formare associazioni, senza contributi vari ecc. hanno continuato a conservare il cane corso, lo hanno fatto conoscere anche all’estero senza prendersi nessun merito
come hanno fatto falsamente altre persone. Spetta a tanti uomini come Jerri il merito della conservazione e della diffusione del cane corso in Italia e nel mondo.
Concludendo posso solo ricordare che se vogliamo che la storia del cane corso continui imperitura ricordiamoci bene che le doti morali dovranno essere sempre anteposto a tutto. Gli uomini del cane corso hanno sempre detto questo del loto cane che era un eccellente cane da guardia e da difesa personale, era particolarmente adatto come cane da guerra e da polizia, era coraggiosissimo, era stoico al dolore e aveva una potenza d’attacco straordinaria. Era affettuosissimo e docile verso il padrone ed era avversario terribile contro i nemici.
Era un cane di grande equilibrio, di grande intelligenza e facilmente addestrabile a tutte le specialità del cane da lavoro. In questi versi c’è l’essenza del cane corso la chiave di volta che sostiene la razza.

Copyright dott. Flavio Bruno

amministratore
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Dott. Flavio Bruno : Medico Veterinario di Santa Croce di Magliano. Appassionato cinofilo e studioso di zootecnica, di zoognostica e di molossoidi. Da più di 30 anni effettua ricerche sul Cane Corso Tradizionale e su altre razze da lavoro italiane studiandone la storia e la morfologia funzionale. Si ispira al "Principio" dei Grandi Maestri della Cinofilia secondo cui la bellezza del cane è da ricercare nella sua funzionalità ed è fermamente convinto che le esposizioni cinofile debbano essere finalizzate "in primis" alla verifica zootecnica dei soggetti (salute, genetica e carattere) e non alla competizione basata su un estetismo fine a se stesso. Da circa 20 anni alleva Cani Corso e da qualche anno alleva anche i Volpini Italiani. Recentemente ha avviato l'opera di recupero del Levriero Meridionale. Agli inizi degli anni '80, insieme ad altri cinofili italiani, operò per il riconoscimento del Cane Corso come Razza Canina Italiana. Da allora, ha continuato da solo il suo impegno per la salvaguardia del Cane Corso Tradizionale recuperando e salvando dall'estinzione ceppi e linee di sangue di antichissime origini. Ha pubblicato 6 libri fra i quali l'ultimo ("Il Cane Corso studiato nella razza, nella storia, nella famiglia e nella società", con traduzione in inglese) è molto richiesto anche dall'estero.

2 Comments

  1. Francesco Scotti ha detto:

    Gent.mo dott. Bruno,
    Lei è uno dei pochi allevatori che ha realmente contribuito alla selezione del cane corso in termini di salute e funzionalità, ben lontano dagli allevatori affaristi, mercanti e cagnari che hanno imbastardito questo molosso con boxer, bull mastiff, alani…ecc.ecc..in preda alle tendenze dettate da assurdi standard ENCI… Continui il suo lavoro e mantenga la dignità che merita e universalmente riconosciuta.
    Saluti,
    Francesco

  2. Antimo ha detto:

    Gent.mo Dott.Flavio. congratulazioni, sono davvero allietato nel carpire in lei tanta passione nell’ imperioso e spesso impervio lavoro svolto, eticamente infallibile e unicamente finalizzato alla valorizzazione morfo-strutturale, caratteriale e funzionale del magnifico cane corso.
    Saluti
    Dott.Antimo

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